Intervista  Roberto Bechis

Stranieri, ma “di casa” in Italia: ecco l’altra faccia dell’internazionalizzazione.

Una positiva “contaminazione” di culture, il crescente rispetto reciproco, la collaborazione per il risultato comune, il mix tra visione globale ed efficace presenza locale: tutto questo (e non solo) nel successo della filiale italiana di una multinazionale tedesca dell’alimentare.

Si parla di internazionalizzazione pensando alle imprese italiane all’estero, ma a Verona ci sono anche numerose multinazionali straniere... come ci si trova in Italia?
“Ormai da 12 anni lavoro nel nostro Paese per una società tedesca, avendo fatto diverse esperienze anche in aziende italiane. E di fatto Meggle Italia è stata una start up italiana di un gruppo multinazionale, quindi ritengo importante nei confronti della casa madre avere forti motivazioni e confermare che la scelta di aprire un’azienda qui in Italia è stata giusta e vantaggiosa. Abbiamo creato posti di lavoro e ci siamo fatti conoscere sul mercato, ma siamo anche riusciti a raggiungere buoni risultati economici, salvaguardando i contenuti etici ai quali la nostra casa madre è molto legata. Sì, direi che in Italia si lavora bene”.

E la società come valuta il vostro operato rispetto alla scelta di lavorare in Italia?
“Credo che sia stato ben recepito il valore generato in questi anni, come dimostrano i fatti. Siamo partiti da due dipendenti e siamo arrivati a 15, abbiamo portato al mercato italiano non solo lo stile dell’azienda ma anche quello che definirei interscambio culturale. Siamo una sorta di “antenna” su un territorio in cui la sensibilità nei confronti dei clienti ci aiuta a far conoscere reciprocamente le due culture alimentari. A nostro favore ha giocato anche la crescente preferenza in Italia verso i prodotti “sani” e la sempre maggiore attenzione a un’alimentazione curata, nella quale la cultura del burro ben fatto rientra a pieno titolo”.

Quindi Germania e Italia, spesso rivali, in Meggle collaborano per il successo comune.
“Diciamo che la direzione ormai percepisce la nostra attività come molto professionale ed efficace. E di nostro ci mettiamo molto impegno, costanza e idee: non nascondo che tra i miei obiettivi e fonte di nuovi stimoli c’è l’opportunità di “compensare” l’interscambio tra i due Paesi esportando la produzione italiana. E ci aggiungerei anche la cultura alimentare, un classico valore intangibile che però non può nemmeno prescindere dai risultati”.

Ma quali caratteristiche occorrono per conciliare una visione globale dell’azienda e una presenza efficace sul mercato locale?
“Bisogna innanzitutto possedere una visuale europea, perché questo garantisce l’apertura mentale su scenari diversi. La vera difficoltà è comprendere le priorità del singolo mercato in rapporto alle prospettive future. Partendo da un orizzonte locale ci si deve confrontare con altri mondi, tenendo presente che le esigenze del consumatore cambiano di continuo. Prendiamo ad esempio la crescente presenza di clienti vegetariani e anche vegani, che sta iniziando a farsi sentire e crea già qualche problema alle aziende agricole e ai produttori di carni rosse. Al tempo stesso però se ne avvantaggiano i grandi gruppi dell’alimentazione vegetale, o chi vende integratori o cibi con l’etichetta biologica. Quindi bisogna riprendere i fili della cultura alimentare, per mettere le nostre aziende in condizioni di competere su mercati più ampi. Purtroppo in Italia si fa fatica a reperire le risorse adatte: sono pochi i giovani che sanno l’inglese poco oltre il livello base e hanno esperienze sul territorio”.

Nel settore alimentare impresa e prodotto traggono la loro forza dalla tradizione: come si concilia questo con la competitività?
“In effetti questa è anche la nostra battaglia quotidiana: essere competitivi significa essere diversi, con caratteristiche definite, offrire la qualità al giusto prezzo, né costosi né a buon mercato, difendendo il valore del prodotto. Chi assaggia il nostro burro può percepirne la qualità, e tutte le strategie aziendali vanno in questo senso. Ad esempio l’offerta dei nostri prodotti freschi e di qualità è decisamente aumentata con l’acquisizione di SalzburgMilch, l’azienda austriaca di cui abbiamo acquisito la distribuzione a fine 2011. E in Italia questa operazione ha vivacizzato un assortimento già molto ampio: latte, panna, yogurt, formaggi freschi e da taglio o dessert, oltre naturalmente al burro che è il nostro core business”.

Il prodotto è importante, ma da solo non basta: che valore attribuisce alle risorse umane e che cosa fate per valorizzarle?
“Io ho una cultura umanistica e ritengo fondamentale non solo a parole il capitale umano. In Meggle è una concezione condivisa, collettiva, che a fare la differenza siano le persone, il rispetto per il cliente e tra i colleghi, il lavoro di gruppo, andare a fondo delle questioni e prendere il lavoro seriamente. Risorse umane di valore portano le competenze tecniche e le soluzioni, permettono di lavorare sulla pianificazione e di prevedere scenari, problemi e opportunità. Se tutti si sentono coinvolti - in questo ci aiutano le piccole dimensioni - ci si “contamina” a vicenda e non si alzano muri, perché l’azienda siamo noi”.

Ma secondo lei in un’impresa è meglio essere un imprenditore o un manager?
“In base alla mia esperienza molti manager sono anche imprenditori, mentre non sempre è vero il contrario. Io? Vivo l’azienda come se fosse mia... Ma la presenza di un manager si rivela fondamentale anche in un periodo di affiancamento e di crescita, o quando si è di fronte al delicato momento del passaggio generazionale. Disporre di strutture manageriali sostiene lo sviluppo, anche se in Italia questo non è ancora accettato come naturale”.

Il ruolo sociale dell’impresa non dovrebbe essere solo un’operazione di facciata, ma un atteggiamento concreto e propositivo.
“Secondo noi la responsabilità sociale va vissuta in prima persona, in modo molto diretto, facendosi coinvolgere. Noi abbiamo deciso di non concedere sponsorizzazioni sportive, ma forniamo molto volentieri i nostri prodotti nei pacchi gara delle corse, come ad esempio la tradizionale Montefortiana, molto ben organizzata. Così come preferiamo contribuire al tessuto culturale del territorio: a Verona sosteniamo l’associazione Idem, che propone con incontri apprezzati e molto partecipati un’intelligente forma di contaminazione tra generi, culture e conoscenze diverse. La stessa ragione per cui siamo anche molto attenti e vicini alle rassegne cinematografiche, un’altra arte che ha un linguaggio universale”.

C’è poi il rapporto con il Banco Alimentare del Veneto, che sembra rappresentare quasi una proiezione dei valori dell’azienda.
“Sono fiero e felice di poter dare un contributo al Banco, un’organizzazione che considero ottima anche sotto il profilo della gestione manageriale. In questo modo siamo certi che il prodotto che destiniamo alle persone in difficoltà arrivi veramente sulle loro tavole. Non viene sprecato neanche un litro di latte o un panetto di burro, tutto viene destinato a chi ne ha davvero bisogno. Per me è un’autentica attività sociale sul territorio, e mi sento di sposare questa visione, perché quello che possiamo dare finisce davvero a fare del bene”.

In conclusione proviamo a dare uno sguardo al mercato: una visione per il dopo-crisi.
“Cominciamo intanto col dire che non è una crisi, perché quelli in corso sono cambiamenti ai quali dovremo abituarci. Nel nostro caso parliamo di abitudini e di stili di vita alimentari, sia nell’approccio al prodotto che alla distribuzione: mettiamoci anche la comunicazione, la tecnologia, i mutamenti generazionali che avvengono sempre più spesso, la riduzione del potere d’acquisto, la sovrapproduzione di materia prima, la speculazione... Questo ci porterà a un’evoluzione del modo di produrre, che in parte sta già avvenendo”.

“E comunque chi sta lavorando bene continuerà a crescere, purché guardi alla qualità non solo del prodotto ma di tutta l’organizzazione. La nostra strategia è continuare a lavorare sul valore del prodotto e sul servizio, sperando che questo ci venga riconosciuto. La vera sfida è sulla redditività e non sul fatturato: il prodotto deve riacquistare il proprio valore. I nostri competitor? Non sono certo gli italiani: Meggle è concentrata sul burro, mentre qui da noi viene prima di tutto il formaggio. Ma mi lasci dire che il burro, al di là delle mode, ha qualità positive che dovrebbero essere riconosciute e promosse da tutti i produttori”.

 

 

Stefano Tenedini


 

 

Roberto Bechis, nato a Torino, ha 57 anni e abita a Verona dal 1993. Dopo la laurea in Lettere a Padova, ha conseguito un master in Executive management. Come dirigente in vari gruppi industriali ha maturato varie esperienze sia nel largo consumo che nei servizi, operando nelle aree fondamentali della gestione d’impresa: analisi economico-finanziaria, risorse umane, selezione e formazione del personale, marketing, vendite, acquisti e coordinamento. Ha lavorato in aziende del settore alimentare per la produzione e la distribuzione, tranne un periodo in cui ha seguito lo start up di due società nel settore della selezione del personale. Dal 2004 è il managing director e administrator della filiale Italiana del gruppo alimentare tedesco Meggle. Al di fuori dell’ufficio, è appassionato di cultura - cinema, letture, musica e teatro - e di passeggiate in montagna.


Meggle ha una storia di successo iniziata più di 125 anni fa come un’azienda familiare rurale di Wasserburg, in Baviera, dove è ancora la sede principale. Oggi è un gruppo internazionale tra i più importanti del settore lattiero caseario, con più di 2500 dipendenti nel mondo e un fatturato di oltre un miliardo di euro. Anche se l’assortimento è in continua evoluzione, il prodotto principale è il burro, puro o nelle varianti aromatizzate, oltre alle panna e allo yogurt. Meggle Italia, aperta a Verona nel 2004, si è affermata sul mercato alimentare con un fatturato che attualmente si aggira intorno ai 20 milioni di euro e una struttura che attualmente conta su 15 dipendenti. La strategia della casa madre tedesca s’è rafforzata dopo l’acquisizione dell’austriaca SalzburgMilch, grazie alla quale è cresciuta anche la varietà di prodotti proposti al mercato dei consumatori.

 

 

29/04/2016 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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