Intervista Claudio Valente

L’agricoltura innovativa riparte dalle radici e si apre alla ricerca e al mondo 

Frenato da un mercato globale che trascura la qualità e minacciato da prodotti italiani solo di nome, il mondo agricolo vuol crescere con la formazione e la cultura d’impresa, restando vicino alla comunità locale e lontano dalle lobby: tornare alla terra per un equilibrio nuovo.

Come sta andando il settore agricolo? È ancora crisi o ci sono speranze di ripresa?
“Non sono del tutto convinto che l’agricoltura sia fuori dalla crisi, né se ci riuscirà, almeno in tempi brevi. Dobbiamo confrontarci con pesanti condizionamenti internazionali, come gli squilibri europei o l’embargo applicato contro Mosca, che aggravano le difficoltà sullo scenario agroalimentare, soprattutto a danno di quelle imprese che esportavano in Russia e oggi devono registrare gravi perdite. Nei settori lattiero-caseario e ortofrutticolo inoltre siamo alle prese con prodotti di bassa qualità e a basso prezzo che invadono l’Europa, con produttori che spacciano per made in Italy alimenti che non lo sono”.

Insomma, l’Italia vive una situazione tutt’altro che positiva. E Verona?
“Scontiamo gli stessi problemi di tutto il Paese, con l’aggravante che nella nostra provincia l’agroalimentare ha un’incidenza ancor maggiore. L’Italia ha costi di produzione più elevati rispetto ad altri Paesi e ciò penalizza l’export, senza contare i danni dalla contraffazione. Tutto questo comporta una stima di 60 miliardi di perdite nel settore, che si ripercuotono sui produttori seri che rispettano regole ferree. In questo contesto difficile che un’impresa possa ripartire. Fa eccezione il comparto vitivinicolo, dove si salva la nicchia di fascia alta, sia pure con prezzi difficili da sostenere, ma in cui soffre il mercato di medio livello”.

Attraverso quali interventi avete portato un sostegno alla produzione locale?
“Sicuramente con l’iniziativa dei mercati a chilometri zero, accolti con favore dai clienti e che oggi rappresentano una realtà consolidata, offrendo una valida alternativa alle logiche della grande distribuzione e portando in tavola qualità e genuinità. Questa opportunità è stata un toccasana per le imprese che operano in territori marginali come la montagna o la bassa pianura, accorciando la filiera per creare un rapporto diretto con i consumatori. Ci sono 28 mercati stabili, di cui nove nel capoluogo Verona, con almeno 14 mila clienti fissi”.

Quali azioni ritiene necessarie per favorire lo sviluppo del settore agricolo?
“La più importante è sicuramente la continuità: quindi bisogna far crescere i giovani. È per questo che puntiamo su una formazione continua delle nuove generazioni, che spazia sia su temi tecnici che generali, per diffondere una solida cultura d’impresa. Abbiamo voluto che i ragazzi partecipassero all’Oscar Green nazionale e anche alla costruzione della legge regionale veneta sulla Banca della Terra, che permette di coltivare gli appezzamenti incolti di proprietà pubblica. È importante che nei giovani cresca una forte sensibilità ambientale, accompagnata dalla consapevolezza che si fa politica per far progredire la società”.

A proposito di politica: un tempo eravate una lobby fortissima. Una stagione finita?
“Sì, ed è meglio così. Chi crede ancora di far lobby ormai conta poco, mentre le nostre idee hanno convinto i cittadini. Non basta battere i pugni sul tavolo, bisogna essere credibili e incisivi nelle politiche di settore. Noi guardiamo avanti e investiamo sui giovani e le donne: il nostro ente formativo, Impresa Verde, cura da solo metà dei progetti di tutto il Veneto. Questo ricambio sta arricchendo il settore di nuove competenze che possono consolidare il ruolo di Verona, che vanta numerosi primati ed è fra le principali aree agricole nazionali. L’importante è avere uno scatto di orgoglio: occorre rimanere al passo con i consumatori, perché l’epoca delle rendite di posizione è finita per sempre”.
Il benessere è di casa nei campi, e infatti l’agriturismo piace sempre di più.

“In questo comparto è molto attiva l’organizzazione Terranostra, che con 167 associati ha portato Verona al vertice in Italia per numero di imprese attive. E non voglio trascurare il valore solidale di un altro progetto al quale teniamo molto, le fattorie sociali. Il Veneto ha riconosciuto 60 di queste strutture, di cui 13 operanti a Verona, che fanno del rapporto con i cittadini più svantaggiati la loro “mission”. Sono fattorie nelle quali si produce e si fa didattica, ma che in più si mettono a disposizione di persone con vari disagi psico-fisici o sociali e si offre supporto alle famiglie e alle istituzioni di assistenza”.

Quindi è come se tornando alla terra si potesse ritrovare il proprio equilibrio.
“Sono aziende agricole a tutti gli effetti che cercano di riprodurre un modello di economia sociale, dove il profitto non è in contrasto con il bene della comunità e delle fasce sociali più deboli. I disabili vengono accolti in un contesto di inclusione, e oltre alla solidarietà lo Stato risparmia sui servizi di assistenza e il supporto alla collettività. Possiamo dire di aver riportato così l’attività agricola alle sue antiche radici solidali: la chiamiamo agricoltura di prossimità, e di questo sistema fanno parte almeno 500 aziende veronesi”.

È un progetto che apre una finestra anche su un possibile sviluppo economico?
“È un buon inizio. Magari 500 imprese sono poche rispetto a 15 mila iscritti, però intanto le abbiamo sottratte alla marginalità. Occorre dare respiro alle realtà agricole, sommando l’ospitalità tipica del mondo agricolo con la solidarietà e le dinamiche di efficienza tipiche dello sviluppo economico. In queste imprese possono trovare lavoro e opportunità giovani e donne che senza altre prospettive si sarebbero allontanati dalla campagna: generazioni del futuro, interessate a continuare l’attività di famiglia ma anche a creare nuove aziende, con ragazzi che porteranno al mondo rurale una cultura moderna e innovativa”.

Anche in agricoltura trova quindi spazio l’innovazione, concetto tipico dell’industria...
“Esattamente. Così chiudiamo il cerchio: siamo partiti dalla scelta di abbandonare la linea lobbystica e sindacale per assumere una forte connotazione sociale, stare vicini ai cittadini consumatori, aprirci alle esigenze della gente. Con questa credibilità possiamo anche fare battaglie per la crescita dei prezzi e del reddito di un’agricoltura che produce rispettando le leggi e facendo scelte sostenibili. Se il cliente crede in noi accetterà anche prezzi più alti in cambio della qualità. La guerra al ribasso porta solo alla morte dell’agricoltura italiana, a tutto vantaggio dei produttori stranieri che offrono qualità scadente a basso costo”.

Nelle sue parole si legge una critica esplicita alle scelte della politica agricola europea.
“Quest’Europa non fa che penalizzarci, e per questo la sua politica va rivista e corretta. Si è voluti arrivare a un’Unione Europea senza basi concrete, prima di creare basi di partenza uguali per tutti. Il risultato è che oggi abbiamo liberalizzato tutti i prodotti, ma i costi di produzione stanno mettendo l’Italia in ginocchio. O si indicano nuove politiche di prezzo oppure non ci sarà alcuna ripresa economica e lo scenario potrà solo peggiorare”.

A questo punto sembra difficile concludere con un messaggio positivo, di speranza.
“Una via di uscita, se si vuole, la si può sempre trovare. Dal punto di vista congiunturale e come visione imprenditoriale l’agricoltura può guardare avanti creando una nuova cultura d’impresa e rispondendo in modo innovativo alle sfide di un settore tradizionale e dotato di solidi valori. Formazione prima di tutto, poi innovazione, organizzazione, servizi sempre più efficienti: queste le risposte che dobbiamo dare agli associati e ai cittadini, per entrare con forza e in modo incisivo nell’ambito economico e sociale del territorio, ma anche per garantire il giusto riconoscimento a chi ogni giorno produce qualità”.

 

 
 Stefano Tenedini
 

 

Claudio Valente, 60 anni, imprenditore agricolo veronese, è tra le personalità di maggior spicco non soltanto del mondo agricolo veronese ma dell’intero sistema economico locale. Da anni presidente della Coldiretti, è membro della giunta della Camera di commercio, vicepresidente vicario del Consorzio Agrario del Nordest e presidente onorario dei Veronesi nel Mondo. In precedenza è stato presidente vicario dell’Ente Fiera Verona e membro del cda dell’Autobrennero. Laureato in Storia contemporanea a Padova con una tesi sulla società rurale veneta di inizio Novecento, nonostante gli impegni istituzionali non si è mai allontanato dal lavoro dei campi: nell’azienda frutticola di famiglia a Roverchiara produce mele e pere, mentre ad Albaredo d’Adige ha un’attività zootecnica da carne e in provincia di Bologna, infine, guida un’azienda a indirizzo cerealicolo.


Coldiretti Verona, con quasi 15mila associati e 167 dipendenti, è la principale organizzazione degli agricoltori in Italia, punto di riferimento delle imprese della provincia e una forza sociale presente nel territorio con 15 uffici. I suoi obiettivi sono valorizzare l’agricoltura come risorsa economica, ambientale e umana, e garantire alle imprese agricole ulteriori opportunità di sviluppo e di reddito, facendo del settore una parte integrante degli interessi economici e sociali del Paese. Coldiretti punta a rigenerare il comparto agricolo e promuovere la sicurezza alimentare dei consumatori e la crescita economica e sostenibile delle imprese. Offre inoltre una vasta gamma di servizi tramite vari enti e articolazioni tematiche, come Impresa Verde, Campagna Amica, VeroNatura (che cura i mercatini a km zero), Terranostra e i movimenti di pensionati, donne e giovani.

 

17/09/2015 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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