Intervista Franco Masello

La visione controcorrente di un grande imprenditore veneto. Che smonta i luoghi comuni.

Per ripartire bisogna che le aziende facciano crescere i talenti per generare intelligenza e risorse: perché le opportunità nascono coltivando la conoscenza, ma anche la fantasia.

Aprire le società alla partecipazione dei dipendenti? Ma certo: il comando non dipende dal controllo, ma dal saper fare impresa. E paradossalmente dovremmo ridurre il numero delle imprese e aumentare il numero degli imprenditori in aziende ad alta intensità di intelligenza.

Lei è un sostenitore dellˈapertura delle imprese alla partecipazione dei dipendenti. Perché?
“Il denaro è uno strumento, ma ha valore solo come mezzo, se ti permette di raggiungere i tuoi fini. Lˈintelligenza invece vale molto di più, non ha prezzo. Lˈho scoperto molti anni fa valutando i cambiamenti cui va incontro unˈazienda quando si quota in Borsa: un momento forte, creativo, di evoluzione, che però può rivelarsi anche un ostacolo se non soddisfa anche le legittime esigenze di partecipazione di chi ci lavora. Se questa necessità non viene compresa e soddisfatta, il rischio è che lˈazienda perda i suoi migliori talenti e si ingeneri una competizione perdente”.

Si potrebbe dire che molti problemi dellˈindustria italiana nascano dal mancato incontro fra le strategie di sviluppo e le persone in grado di perseguirlo…
“Io credo che uno dei mali delle piccole imprese, forse il peggiore, sia lˈeccesso di concorrenza fine a se stessa: sarebbe molto meglio se invece di farsi la guerra nascessero aziende innovative, in altri settori e in mercati nuovi. Ritengo che lˈintelligenza vada sommata, non divisa e spezzettata. Cˈè invece lˈabitudine a occuparsi di troppe cose insieme, perdendo di vista lo scenario complessivo in unˈottica imprenditoriale. Per lo stesso motivo sono abbastanza contrario alla managerializzazione delle imprese: i dirigenti bravi di solito girano troppo inseguendo la loro carriera”.

Ma non ritiene che il cambiamento aiuti a sviluppare le competenze e allargare gli scenari?
“Entro certi limiti sì, ma secondo me è meglio se restano legati allˈazienda per crescere insieme ad essa, conoscere bene le persone, acquisire capacità che col tempo ne fanno dirigenti completi e insieme danno loro la visione dellˈimprenditore. Per citare unˈaltra figura emergente, il temporary manager non potrà mai arrivare a questo livello: sono tempo e competenze che fanno crescere le persone in azienda, persone che creano e seguono i progetti e le idee. Sono convintissimo che il comando non sia legato alla proprietà di unˈazienda, ma al sapere e saper fare impresa”.

Ha avuto la possibilità di mettere in pratica questa visione? E che risultati ha ottenuto?
“Quando sono arrivato in Margraf la società aveva una lunga storia di successo alle spalle, e credo che in questi anni il valore aggiunto dipenda da un cambio di mentalità: qui valorizziamo chi ha le qualità, indipendentemente dal ruolo. Perché in fondo chi è un imprenditore? È chi mette a rischio quello che ha per raggiungere un obiettivo, e quindi chiunque può diventarlo. Abbiamo creato otto aziende nuove, scollegate da Margraf: nessuno è obbligato a utilizzarne prodotti o servizi, si sceglie in autonomia, in base alle migliori performance. Non siamo un gruppo, ma un insieme di individui che valorizzano le capacità. Potremmo definirla una holding, però di persone, curiosità, interessi”.

Ma è un sistema che funziona?
“I risultati ci dicono di sì. In media sforniamo unˈazienda nuova allˈanno, e ciascuno si impegna a cercare un metodo per mettere a frutto e in rete le competenze di tutte. Per esempio nel campo dellˈenergia abbiamo un progetto per arrivare a zero emissioni: così stiamo monitorando tutte le imprese e premieremo chi ci arriverà per prima. Già lˈanno scorso abbiamo ridotto la produzione di rifiuti del 30 per cento, e nel 2007 siamo stati i primi in Italia a installare grandi impianti per il fotovoltaico. La responsabilità sociale dˈimpresa, lo dico così di passaggio, non ha solo un valore etico, ma anche importanti risvolti economici, perché i risparmi diventano un guadagno”.

Lei non è mai stato particolarmente tenero con il “modello veneto”, che negli anni Ottanta era un esempio da imitare.
“Non credo proprio fosse un modello: più che altro una casualità. E se non cambia la mentalità ci restano poche speranze per invertire il declino. Come dicevo, ci si fa concorrenza lˈuno con lˈaltro quasi apposta, per far morire lˈazienda vicina... Vorrei sgombrare il campo anche da unˈaltra illusione: secondo me il distretto non esiste, anche qui era stato un caso. Aziende che sorgono una accanto allˈaltra per fare lo stesso prodotto, ma andiamo... Una pazzia collettiva generata dallˈarroganza dei vecchi “paroni” veneti, che strangolavano gli spiriti migliori allˈinterno delle loro imprese per non lasciar sviluppare immaginazione, competenze e una nuova cultura imprenditoriale”.

Ma oggi di fronte alla crisi lˈalternativa è cambiare o morire: che cosa serve per ripartire?
“Insisto: permettere ai talenti di crescere allˈinterno delle grandi aziende. Stando insieme si genera la necessaria massa critica di intelligenze, di risorse grazie alle quali investire, innovare, sviluppare le tecnologie. Credo nella forza della ricerca, che fa emergere nuove opportunità al proprio interno coltivando il know-how della conoscenza ma anche della fantasia. Ci manca solo la forza, che viene dalle dimensioni. Ho unˈidea precisa anche per questo, e forse paradossalmente la crisi ci porterà a questa realtà: ora dovremmo ridurre il numero delle imprese e aumentare invece il numero degli imprenditori, creando aziende ad alta intensità di intelligenza... Parlo per esperienza: abbiamo 29 imprenditori soci della nostra rete di imprese, che ci hanno messo capitale e soprattutto idee”.

Lei è presidente di Veneto Promozione, la società della Regione Veneto e dellˈUnioncamere nata per fornire un supporto al Made in Nordest: quali strategie segue?
“La bilancia commerciale ci è favorevole, quindi non va malaccio. Per operare allˈestero con buoni risultati però bisogna essere attrezzati: tanto per cambiare manca la capacita e la volontà di fare gruppo, di aggregarsi per offrire prodotti completi. La rete tra imprese è uno strumento che funziona, consente di andare sui mercati con un servizio completo: ma non sappiamo unirci anche se le tecnologie venete ci sono. Pensi ad aziende che mettano in rete anche gli studi di progettazione per far diventare la specializzazione un sistema e proporre soluzioni finite ai mercati internazionali, con lavori a medio termine e non mordi e fuggi... Lavoreremo su queste linee guida, rafforzando anche le relazioni umane e i rapporti con i clienti, per offrire un obiettivo comune agli imprenditori e alle loro idee, con lˈambizione di tornare a veder crescere lˈeconomia del territorio”.

La crescita dei giovani imprenditori è un fenomeno molto interessante, non solo sul piano delle innovazioni ma anche dellˈetica. Come possiamo incentivarli?
“Anchˈio vedo con favore il rinnovato impegno dei giovani, ma parliamoci chiaro: non esistono né ricette magiche né aiuti dallˈalto. Parlando di leader dˈazienda, dovrebbe stare nellˈambizione di ognuno valorizzare le proprie idee, creare altre imprese e sostenere altri imprenditori capaci di generare a loro volta nuove competenze. E vorrei vedere questa voglia nei giovani trasformarsi da desiderio a iniziative concrete, perché lo spazio per crescere cˈè e dipende da ciascuno allargarlo”.

Oggi si parla molto di start up e di come potrebbero favorire lˈuscita dalla crisi. Una prospettiva realistica o solo una moda? Altri dicono che è meglio puntare sulle aziende esistenti.
“In linea di principio non sono contrario alle start up, però non posso ignorare i due problemi delle nuove imprese così come stanno nascendo adesso. Il primo è quello del finanziamento. Partire con i soldi in prestito senza clienti è una debolezza alla quale porre rimedio ancor prima di cominciare: bisogna cercarsi qualcosa da fare subito, in modo da iniziare già con dei ricavi. Non voglio aziende che possano fallire nonostante abbiano le idee, ma che nascano lavorando su prodotti che già mi servano. Il secondo è un problema di concentrazione: non è possibile che quasi tutte le start up si occupino di digitale. Ragazzi, per crescere puntate su ricerca e sviluppo, il web domani potrebbe essere già vecchio o scoppiare come una bolla! Lo dico anche per non lasciare andare a quel paese il manifatturiero: ci sono spazi per ricerche sui materiali, lˈenergia, i robot o le biotecnologie”.

La Città della speranza, di cui è stato primo presidente, è tra i primi esempi della responsabilità sociale dˈimpresa. Cosa pensa del ruolo delle aziende nella società?
“Mi spiace doverlo ribadire ma ritengo che oggi gli imprenditori - salvo lodevoli eccezioni - siano quasi del tutto assenti dal mondo sociale, come se si trattasse di una cosa da poveri e, me lo lasci dire, da sfigati. Negli Stati Uniti chi segue la via della solidarietà ne fa un vanto ed è riconosciuto dalla società. Anche in questo campo siamo troppo legati alla nostra matrice individualista e non sappiamo fare gruppo, nemmeno di fronte a un impegno di assoluto valore sociale. Quando alla Città della Speranza ho terminato il mio incarico ho avuto la soddisfazione di vederla andare avanti da sola, perché era considerata unˈiniziativa di tutti e non legata alle persone. Parliamoci chiaro, non è un gioco e non è per tutti: lˈimpegno da mettere in campo è molto serio e ci vogliono forti motivazioni, oltre a essere consapevoli e pronti a rimetterci tempo e denaro”.


Stefano Tenedini

14/01/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


Se desideri ricevere qualsiasi informazione sui nostri servizi

CONTATTACI

Cassiopea Srl

Agenzia di informazioni Cassiopea
Registrazione presso il tribunale di Verona
Direttore responsabile: Stefano Tenedini
Editore: Cassiopea Srl

...

Sede legale: Sede legale: Via Zancle, 6 - 37138 Verona
Sede opeativa: Via Francia, 3 - 37135 Verona
Amministratore e legale rappresentante
Tiziana Recchia
Testata reg. al Trib. di Verona N.1824 del 27/02/2009

Privacy Policy

©CASSIOPEA 2014 • P.IVA 03228140236

Area Press o Registrati