Intervista Fortunato Serpelloni

Per il rilancio del settore alleanze trasversali e una voce sola per dialogare con le istituzioni.

Riqualificare le imprese edili per ricostruire il territorio: lotta al dissesto idrogeologico, ambiente, tecnologia, formazione e cultura dˈimpresa le sfide di un comparto trainante.

In sei anni solo a Verona sono andate perse mille imprese con cinquemila posti di lavoro. E la crisi non è la sola responsabile: la burocrazia, una tassazione irrazionale e lˈassenza di una politica per la filiera delle costruzioni stanno seminando di ostacoli la via della ripresa.

Ance Verona è lˈassociazione di categoria che riunisce le imprese del settore delle costruzioni. Quali sono le sue caratteristiche principali?
“Il sistema Ance è nato nel primo dopoguerra dallˈesigenza di istituire unˈorganizzazione in grado di rappresentare gli interessi degli imprenditori delle costruzioni e di far sentire la loro voce alla politica e alla finanza. Oggi Ance si muove su tre livelli: territoriale, regionale e nazionale. È governata da un consiglio direttivo di venti imprenditori in rappresentanza di tutta la provincia e conta anche svariati enti paritetici creati insieme al sindacato, tra i quali spiccano la Scuola Edile veronese o la Cassa Edile. Il nostro compito è rappresentare le aziende dellˈedilizia e dei servizi e tutelarne i diritti, ad esempio nei confronti delle amministrazioni pubbliche e del credito”.

Quali sono i punti di forza dellˈassociazione e i servizi più utili per le aziende?
“Dalle imprese ci viene una forte richiesta di rappresentanza territoriale verso istituzioni pubbliche e politiche, oltre allˈassistenza per le problematiche che possono innescarsi nel settore. Ma tra i nostri compiti cˈè anche far crescere la cultura dˈimpresa degli associati, cercare di ...anticipare il futuro e mettere in atto strumenti di sviluppo, per far progredire le aziende. Cito un solo esempio, i corsi CQ “Costruire in qualità” finalizzati a moltiplicare le competenze dei professionisti e delle imprese: un progetto che stiamo sviluppando come filiera insieme agli Ordini professionali. Molto apprezzata, soprattutto in questo periodo di crisi, è lˈassistenza nelle aree fiscale e sindacale, nei lavori pubblici, nellˈurbanistica, nellˈambiente e nellˈapertura ai mercati internazionali”.

La crisi sta incidendo pesantemente anche sul settore dellˈedilizia. In quale misura?
“Le difficoltà sono iniziate nel 2008 con la crisi finanziaria, che colpendo le banche e il credito ha inciso sugli investimenti nel settore. Ci si è messo il patto di stabilità, che ha dimezzato in sei anni le risorse per le opere pubbliche, compresa la messa in sicurezza del territorio. Di qui il crollo degli appalti pubblici, senza contare la burocrazia che ha lastricato la strada di ostacoli ancor prima di cominciare a lavorare. Il tutto aggravato dalla mancanza di una politica specifica verso un settore trainante. Morale? LˈItalia ha perso 480 mila posti di lavoro, di cui 32 mila lˈanno scorso”.

Qual è la situazione nellˈarea veronese? Riuscite a vedere degli spiragli di ripresa?
“Mi dispiace ma al momento non riesco ancora a essere ottimista. Anche il nostro territorio risente pesantemente della crisi. Basta soltanto un dato per far capire quanto la congiuntura sia critica: dal 2008 al dicembre scorso la crisi è costata al sistema edile di Verona la perdita di mille imprese e cinquemila lavoratori. Se non riprende la disponibilità di credito e non ripartono i lavori pubblici questo trend è destinato a durare. Anche se qualche segnale cˈè, come lˈaccordo tra Cassa depositi e prestiti e lˈABI sul “Plafond casa” per lˈacquisto di abitazioni da parte delle giovani coppie. Però sono indicatori ancora troppo deboli per poter parlare di ripresa, almeno a breve termine”.

Anche lˈedilizia però dovrebbe cambiare per rispondere alle crisi attuali e future.
“Più che lˈedilizia dovrebbe cambiare lˈottica con cui la politica guarda al settore infrastrutturale: il nostro Paese vive una situazione di grave dissesto idrogeologico, e prevenire sarebbe meglio che curare, come diciamo a ogni disastro. Se poi parliamo di risparmio energetico, norme antisismiche, ripristino di scuole e ospedali... ci sarebbe da investire molto sul territorio, e potrebbero essere occasioni di lavoro per noi e per lˈindotto. Parlo anche di politica economica, ad esempio escludere dal Patto di stabilità le spese per gli interventi idrogeologici e gli investimenti sul territorio”.

Anche le imprese edili però devono crescere e modernizzarsi, come accade in tutti i settori.
“Esattamente. Ci devˈessere uno sviluppo in linea con lˈevoluzione dei materiali, della tecnologia e dei materiali ad alte prestazioni... Ance in particolare si è concentrata come ho detto sui corsi CQ, che diffondono innovazione negli ambiti della geotermia, acustica, isolamento, antisismica, perché le imprese siano sempre più preparate. E poi cˈè un problema di dimensioni: ancora troppo piccole e inadatte a una logica che prevede grandi aziende capaci di competere. Infine dobbiamo sfruttare e attivare meglio i fondi europei, come Stato e come imprese: ma ci mancano cultura e struttura”.

Quali iniziative state progettando per uscire dalla crisi e ricostruire il settore?
“I canali principali sono due: una maggiore diffusione delle strategie di aggregazione sotto forma di reti dˈimpresa, e lo sviluppo del project financing. Ci stiamo lavorando con impegno e contiamo di rendere operativo a partire dai prossimi mesi servizi strutturati attraverso le nostre risorse dirette, professionisti esterni e imprenditori. Sono iniziative che possono dare una svolta al settore. Inoltre, sempre attraverso la squadra che stiamo creando, vorremmo passare dalla fase delle critiche alle proposte, interfacciandoci con le pubbliche amministrazioni, portando alle istituzioni la voce delle aziende come stimolo e confronto, offrendo un approccio diverso, più imprenditoriale”.

Ma quali sono i punti deboli di Ance Verona, se ne ha? E come pensate di affrontarli?
“Come presidente, ma anche come direttivo, abbiamo la sensazione che la nostra attività non sia percepita e valutata dai nostri associati, mentre di iniziative ne abbiamo prese molte e importanti. Mi lasci citare un evento recente e davvero straordinario: una ricerca/documentario sul dissesto in Italia curata da Ance e Legambiente, per la prima volta insieme dopo anni di contrasti. Rimediare ai problemi del territorio porterà occupazione e lavoro alle imprese: è giusto che questo si sappia. In Veneto il nuovo Piano casa ha visto la luce anche col contributo di Ance, condividiamo il Patto dei sindaci con gli enti locali per la riqualificazione energetica, collaboriamo con Adiconsum e gli amministratori di condominio… Ma spesso tutto questo passa sotto silenzio, quindi metteremo in campo tutte le iniziative strategiche per cambiare questa situazione”.

Allˈestero le imprese edili italiane lavorano bene e sono molto quotate: un modello replicabile?
“Il mercato internazionale offre grandi opportunità, ma non è uno scenario semplice: funziona per le grandi aziende che hanno dimensioni pari a cento volte la media impresa veronese. E affrontare problemi complessi senza averne la forza è un elemento di criticità: qualcuno è rimasto scottato e ha anche subito dei danni. Come Ance con la filiera delle costruzioni abbiamo cercato di mappare le zone appetibili per una rete, un consorzio, un insieme di aziende medio piccole: mercati “sicuri” dove portare il made in Italy. Ma per andare allˈestero la parola chiave è organizzarsi, se no si cade nellˈimprovvisazione. Unˈaltra difficoltà è convincere imprenditori legati alle dimensioni individuali delle loro imprese a fare squadra. Ci vorrebbe più managerialità per sfruttare le occasioni”.

Quanto conta lˈevoluzione tecnologica e ambientale nei settori legati allˈedilizia?
“Oggi è sempre più essenziale. Tutto cambia velocemente, dalle nuove normative ai materiali più innovativi e allˈefficienza degli impianti di riscaldamento e condizionamento. Sono potenzialità da sfruttare, che inserite in una logica di progettazione ed esecuzione portano a prestazioni incredibili solo pochi anni fa. Ma, ancora una volta, è necessaria una crescente competenza delle imprese: il circuito virtuoso alimentato dalle tecnologie e dalla perizia prende vita e forma nella progettazione integrata, che permette di dare sostanza alle esigenze del cliente. Noi ci crediamo: Ance Verona ha un vicepresidente con delega proprio alla tecnologia, così come ne avremo uno per la finanza”.

Un business innovativo deve fare scelte etiche: quali sono i vostri valori portanti?
“Il nostro primo impegno è tutelare il territorio e rispettare lˈambiente, certi che questo sia anche il desiderio dei nostri clienti. Vuol dire mettere in sicurezza il nostro Paese e il patrimonio edilizio, riqualificare lˈesistente anche sul piano sismico, migliorare lˈefficienza energetica per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto. E non scordiamo che in Italia servono anche case per le fasce di popolazione con meno capacità di spesa: parliamo dellˈhousing sociale, che ha molta importanza per il nostro settore. Qualità e sostenibilità dellˈambiente e del territorio sono valori universali”.

Quali sono i prossimi impegni? Come vi proporrete alla politica e alle istituzioni?
“Ci prepariamo a dare seguito e concretezza a tutte le iniziative attese dalla categoria. Prioritario dare una voce unica al settore, rendendo più forte e propositiva una filiera delle costruzioni che porti un cambiamento netto e un modo diverso di intendere lˈurbanistica. Come imprese e ordini professionali non dobbiamo più subire scelte politiche calate dallˈalto che condizionano il modo di costruire: anche per questo crediamo nella collaborazione con il composito mondo ambientalista”.

Ance nazionale esprime le priorità generali della categoria: Ance Verona le condivide?
“A livello centrale dobbiamo innanzitutto ottenere certezze in merito alla tassazione: non dico più leggera, ma almeno razionale. Poi chiediamo risposte sulla carenza di credito per le imprese e per le famiglie. Serve una programmazione seria e certa delle opere infrastrutturali, la semplificazione della burocrazia, tempi certi nei pagamenti della pubblica amministrazione... A livello locale non possiamo che condividere queste priorità, che sintetizzano le esigenze sentite dal territorio”.

Imprenditori e ordini professionali possono unire le loro competenze in un progetto?
“Siamo consapevoli che questo è il percorso giusto, quindi la mia risposta è un sì convinto. Viviamo nello stesso settore con gli stessi problemi e cerchiamo soluzioni comuni. Insieme abbiamo creato Costruire in Qualità e Verona World Made, il network delle costruzioni, del design e dei servizi. Sappiamo quanto sia importante presentarsi uniti e compatti come filiera, e intendiamo dare voce e rappresentare il settore. Nel dopoguerra le imprese avevano al proprio interno le competenze necessarie, poi si sono trasformate in tante realtà flessibili e funzionali: e oggi vorremmo rimettere in rete quelle altissime professionalità per ricreare le condizioni di sviluppo degli anni dˈoro”.


Stefano Tenedini

03/03/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


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