Intervista Bruno Giordano

Non c’è ricchezza senza il manifatturiero, e il sistema Verona è pronto a raccogliere la sfida.

Portateci un’idea, troveremo l’azienda che la adotta e la sostiene finché non diventerà una vera impresa: è il coraggioso e innovativo progetto creato da Confindustria Verona.

Una rete di imprenditori già pronta ad aprire le porte alle start up per mettere i progetti in presa diretta col mondo produttivo: e a sorpresa l’innovazione non viene solo dal digitale o dalla tecnologia, ma può emergere anche dai settori, dai metodi e dai processi tradizionali.

Oggi l’economia sembra puntare sulle start up, che però vanno sostenute molto, soprattutto in fase iniziale. Come migliorare le probabilità di sopravvivenza senza disperdere risorse?
“È la domanda che ci siamo posti in Confindustria Verona con il presidente Giulio Pedrollo che mi ha voluto al suo fianco come delegato all’innovazione e appunto alle start up. La nostra risposta si chiama “Impresa per impresa”, un progetto pensato per un territorio che vuole crescere. Il senso di questa proposta è favorire la contaminazione tra le nuove iniziative imprenditoriali e le imprese già strutturate e operative, con il risultato di non sprecare energie ma moltiplicare i punti di forza”.

In effetti se le start up hanno un forte rischio di mortalità è perché l’idea non basta?
“Il punto è proprio questo: si parla tanto di nuove imprese, ma non bisogna dimenticare le aziende esistenti. L’iniziativa fortemente voluta e promossa da Confindustria Verona punta a rispondere a entrambe queste esigenze attraverso un nuovo modo di fare innovazione. In giro ci sono già molte proposte articolate dedicate allo sviluppo delle idee di impresa, dalle business competition fino ai programmi di formazione, ma la scelta che caratterizza “Impresa per impresa” è mettere i progetti imprenditoriali in presa diretta con il sistema produttivo, inserendoli all’interno delle aziende”.

Una sorta di nursery imprenditoriale per dare forza e sicurezza alle idee mentre crescono...
“Otto start up su dieci muoiono presto, per così dire... Noi vogliamo inserirle in una struttura che già funziona. Siamo partiti dalla considerazione che ci sono molte iniziative per le start up e alcune le finanziano, anche in maniera consistente, ma nessuna si preoccupa di capire cosa succede dopo. Il progetto di Confindustria Verona individua quali idee di impresa abbiano contenuti concreti e le innesta in aziende già presenti nel territorio. Questa contaminazione è l’esatto contrario degli spin off: non si portano le buone idee fuori dalle imprese, ma si introducono in azienda idee vincenti”.

Qual è il vantaggio di questo cambio di prospettiva per le imprese e il territorio?
“È un gioco nel quale tutti vincono: le start up si trovano da subito inserite in un contesto solido e hanno l’opportunità di dare forza all’idea senza preoccuparsi della sostenibilità del progetto nella fase iniziale, mentre l’azienda ospitante ne trae un beneficio in termini di innovazione e apertura di nuovi mercati. Senza contare che questa formula costa meno di un reparto di ricerca e sviluppo interno. Quindi chi apporta le proprie idee trova un supporto tangibile: pensiamo solo all’ufficio, a un laboratorio prove… una collaborazione che ha un altissimo valore per chi la riceve ma un costo sopportabile per chi lo concede. E nella fase di scelta valuteremo quindi le proposte di start up guardando a idee che siano innovative, ma anche fattibili, che possano concretizzarsi subito o quasi”.

A proposito del progetto “Impresa per impresa”, come sta andando la raccolta di idee?
“Il ritorno è stato immediato e sorprendente. Ne sono arrivate tantissime, una sessantina, ben più del previsto, e continuano ad affluire sul sito. In parallelo prosegue la selezione delle imprese del territorio in cui innestarle: il processo andrà avanti in continuo, e quando avremo coperto la prima fase rifaremo il punto per valutare idee nuove e altre aziende. Presenteremo le più interessanti alle imprese interessate ad adottarle, e quelle non prescelte adesso potranno magari piacere ad altre aziende. Sorprendente la tipologia dei presentatori: tra loro naturalmente molti giovani, ma anche professionisti già esperti, persone che hanno già un lavoro e un’attività”.

Che cosa scattare l’interesse a partecipare, che fa dire: ho un’idea, mi metto in gioco?
“Direi il fatto che offriamo alle start up un tessuto industriale diversificato e di eccellenza. A volte tendiamo a dimenticarcene, ma la produzione industriale veronese è leader in molti settori, i brand del territorio sono conosciuti in Italia e all’estero. Molte multinazionali hanno deciso di investire a Verona e come conseguenza l’ambiente imprenditoriale si rafforza in un circuito virtuoso. Avere un’industria forte favorisce lo sviluppo di servizi innovativi e tecnologia. Siamo aperti alle start up di ogni settore, ma c’è un bacino molto interessante di potenziali imprese partner nei cluster dell’automazione industriale e meccanica, dell’alimentare, del digitale e nel comparto fashion”.

Questa contaminazione, quindi, parla ai giovani e ai professionisti di talento, alle imprese, spinge a investire sul territorio... dopo la crisi è il momento di credere nello sviluppo?
“I punti di forza di Verona sono reali: qualità, leadership, made in Italy, attrattività... e ci aggiungo anche la gente, perché il nostro territorio esprime imprenditori e persone serie, che si spendono per quello in cui credono, che non si risparmiano nel lavoro. Lo dimostra il valore di tante aziende nate qui e diventate di respiro mondiale. Certo, le infrastrutture sono carenti e finora ci è mancata la capacità di lavorare in sinergia, di operare per un disegno comune: ma dobbiamo avere la forza e la visione per metterci insieme, creare massa critica, unire le forze per un obiettivo comune”.

Forse fare squadra è il salto di qualità più difficile per il nostro sistema di aziende?
“Quando le cose vanno bene un imprenditore veneto tende a fare le cose da solo, è geloso della propria visione che non è abbastanza ampia. Invece non bisogna restare attaccati all’azienda, visto che le dimensioni medie delle nostre Pmi ne sono anche il limite. Le reti di impresa che si stanno sviluppando vanno nella direzione di creare una cultura della sinergia per evitare una concorrenza che succhia le energie. È difficile e costa fatica, ma bisogna creare una visione d’insieme, cedere qualcosa per un disegno più grande. In questo le nuove generazioni sono fantastiche, ci indicano una via, si contaminano, hanno il coraggio di immaginare e percorrere strade nuove”.

Intanto la politica…
“La politica è ferma e attualmente inconcludente, ma qualcosa deve cambiare. Infatti nutriamo la speranza che le cose possano migliorare: lasciare più soldi in tasca ai lavoratori, far lavorare le aziende, far ripartire il sistema e i consumi, snellire la burocrazia e riconoscere il valore sociale delle imprese, stabilire un legame diretto con le università... Le aziende devono potersi nutrire di innovazione, nella ricerca come nella società”.

Torniamo a Verona e al progetto “Impresa per impresa”: sono state presentate molte idee, cosa vi dà la garanzia che ci saranno abbastanza aziende pronte ad adottarle?
“Prima abbiamo citato alcuni settori trainanti, ma non sono gli unici: altri comparti sono pronti a fare un passo avanti. All’interno di Confindustria Verona abbiamo raccolto un serbatoio di aziende interessate, che hanno già dato la loro disponibilità per aderire alla fase di matching. Ma quando sono andato a presentare il progetto nelle sezioni ho incontrato un grande interesse, ed è ovvio: non è una sorpresa che un imprenditore sia sempre pronto a valutare un progetto di crescita”.

E le idee di start up in quali settori pescano?
“In tutti. Andiamo dall’alimentare al vino, dall’automazione alla domotica, dall’edilizia all’energia e alla moda, che propone idee brillanti per gusti e materiali innovativi. Nel campo biomedicale c’è addirittura un cuore artificiale completo... Insomma, un patrimonio di iniziative che aspettano solo di essere valorizzate e realizzate: ci sono idee ancora sulla carta, ma anche progetti strutturati con un loro piano industriale sostenibile e un’autonomia finanziaria, ma che devono ancora fare i passi decisivi nella produzione o sul fronte commerciale. Idee vincenti che attendono un’impresa vincente”.

Fa effetto che software, applicazioni digitali e informatica non facciano la parte del leone…
“Sfatiamo il mito che l’innovazione sia un affare da dot com: è per tutti! Può essere un prodotto, o un metodo di vendita, una strategia finanziaria, di processo, la logistica, il marketing, non importa. L’idea forse vale solo l’1 per cento del successo, che può nascere nel mondo digitale così come in cose più semplici, quotidiane. Anzi, il migliore risultato nel minor tempo viene dall’innovazione di processo, nella capacità mettere a punto e spingere il prodotto. La regola è: risultati subito! Molto utile anche tenere vicini la ricerca e la produzione, perché questo aumenta l’efficienza. Vale per le aziende – per esempio a noi conviene realizzare in Italia e vendere in Cina – ma anche per i sistemi economici nazionali come l’Italia: non può esserci ricchezza in un paese senza manifattura”.

Che obiettivi vi ponete con “Impresa per impresa”, e che tempi vi siete dati per arrivarci?
“Entro 18 mesi vogliamo vedere risultati da almeno dieci nuove imprese: un traguardo ambizioso, ma realistico. Come imprenditori siamo abituati a darci obiettivi impegnativi e a confrontarli con i numeri. Ci stiamo mettendo molto impegno e faremo degli errori, ma il progetto ha una sua logica e potrebbe durare per sempre, diventare un modello stabile, finché ci saranno idee e imprese per dare un contributo alla ripresa, creare aziende, posti di lavoro e ricchezza da distribuire”.


Stefano Tenedini

04/04/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


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