Intervista Morin Anderious

Coraggio e determinazione superano ogni ostacolo


Fuggito con la famiglia dall’Iraq in guerra, ha terminato gli studi in Italia grazie a una borsa di studio della Pedrollo. Una toccante testimonianza di tenacia e impegno e del valore della formazione.


“In Iraq aspettavamo tutti che da un giorno all’altro scoppiasse la guerra che doveva causare la caduta di Saddam Hussein. Ricordo che in quel periodo io applicavo con mio padre dell’adesivo sul vetro delle finestre della casa di famiglia, nel centro di Baghdad. Quel nastro serviva a evitare che un’esplosione potesse proiettare i frammenti di vetro su di noi... ed è stato proprio così”.

Comincia così la coinvolgente testimonianza di Morin Anderious, giovanissimo iracheno di famiglia cristiana che da qualche anno abita in Italia. Alternandosi tra scuola e lavoro Morin ha frequentato il corso di Economia Aziendale all’Università LIUC di Castellanza, dove ha ricevuto una delle borse di studio concesse dalla Pedrollo, tra le più importanti aziende veronesi e del Nordest. La Pedrollo sostiene da anni numerosi studenti in Italia e anche all’estero, convinta che formazione favorisca lo sviluppo di un’economia moderna e competitiva e diffonda la cultura.

Morin Anderious si è da poco laureato con una tesi incentrata sull’azienda che ha creduto in lui e sulle sue strategie commerciali rivolte proprio al mondo dal quale proviene, e ci ha raccontato la sua storia particolare e toccante. La sua vicenda ci parla della capacità di avere coraggio, volontà e visione anche nella tragedia, e di come l’adattamento e la determinazione possano superare qualsiasi ostacolo.



Morin, come ricordi quegli ultimi giorni trascorsi nella tua terra in preda alla guerra?
“Mio padre collaborava con i principali giornalisti italiani presenti in Iraq: per questo non potemmo lasciare Baghdad per il Kurdistan come avevano fatto i nostri parenti, che fuggivano dai missili lanciati durante l’offensiva contro il regime. Ma nel novembre 2007 la situazione precipitò: a casa recapitarono una lettera minatoria che ci intimava di andarcene proprio perché eravamo cristiani e mio padre collaborava con la stampa italiana”.

Fu difficile lasciare l’Iraq, ma lo è stato altrettanto trasferirsi a vivere in Italia…
“Grazie ad alcuni giornalisti italiani e all’ambasciata di Baghdad riuscimmo ad arrivare in Italia via Damasco e trovammo alloggio nei pressi di Milano: prima a Magenta, poi a Legnano. I primi giorni trascorsi in Italia furono difficili: vivevamo in un clima di esasperazione e di tristezza. Il passaggio da una realtà ad un’altra completamente diversa non fu semplice. La nostra sola speranza era mio padre, che grazie alla sua conoscenza dell’italiano ci aiutò a superare i primi passaggi burocratici”.

Tu e la tua famiglia come siete riusciti a trovare una parvenza di normalità?
“È stato senz’altro attraverso il ritorno a scuola. Grazie alle borse di studio concesse dalla Regione Lombardia, nel marzo del 2013 la mia sorella maggiore si è laureata in Economia Aziendale proprio a Castellanza, alla LIUC. Intanto la minore si è diplomata in ragioneria e frequenta Scienze Bancarie a Milano. Mio fratello minore ha 19 anni e frequenta un istituto di meccanica a Legnano. Io avrei voluto continuare gli studi subito dopo l’arrivo in Italia, ma mio padre non trovava un impiego che permettesse a una famiglia numerosa di sopravvivere. Per fortuna tre mesi dopo il nostro arrivo il lavoro lo trovai io, prima come operaio e poi come rappresentante commerciale”.

Non avevi comunque abbandonato il tuo sogno di completare gli studi e laurearti.
“No, cercavo solo l’occasione per realizzarlo, tanto che a fine 2011 ho lasciato il lavoro e mi sono iscritto a Economia Aziendale alla LIUC. Tornare sui banchi dopo cinque anni fu indimenticabile: l’ultimo professore l’avevo visto nel 2007! Ma a differenza delle università irachene, quelle italiane si pagano, e per noi era difficile sostenere le tasse: per continuare a studiare mi serviva un aiuto. Lo ottenni nel 2012, quando l’università mi comunicò la notizia che avevo ottenuto la borsa di studio concessa dalla Pedrollo, che me l’ha erogata anche per il mio terzo anno, nel 2013”.

Avevi fatto domanda per ricevere un sostegno proprio da questa azienda o è stato un incontro casuale?
“In verità all’inizio non sapevo nemmeno di che cosa si occupasse la Pedrollo: solo dopo una rapida ricerca su Internet ho scoperto che si tratta di una realtà molto importante nella produzione delle elettropompe, conosciuta e stimata in tutto il mondo. Tanto che mi ero chiesto perché una società industriale mettesse a disposizione diverse migliaia di euro di finanziamento per coprire le tasse universitarie a studenti che non conosceva e che probabilmente non avrebbe mai incontrato”.

E qual era stata la tua risposta?
“Dopo qualche riflessione ho pensato che questa azienda crede nei giovani che mettono in campo una grande volontà di studiare e di migliorare, ma non possono permetterselo. E in effetti, al di là del suo indubbio valore economico, secondo me la borsa di studio incentiva e motiva chi la riceve a impegnarsi con più determinazione per raggiungere il proprio traguardo”.

Sei poi entrato in contatto con la società veronese? Che impressione ne hai avuto?
“Sì, ci siamo conosciuti quasi subito. Rispondendo alla mia lettera di ringraziamento per la borsa di studio, Silvano Pedrollo mi invitò a visitare l’azienda. Qualche settimana dopo ho preso il treno e mi sono recato a San Bonifacio. Sono rimasto sorpreso delle dimensioni della società e soprattutto della presenza di una scuola di formazione interna, la Pedrollo Management School. Era esattamente il tipo di azienda che avevo immaginato. Da allora con la Pedrollo si è creato un ottimo legame e sono anche tornato a visitarla”.

Insomma, ti sei affezionato a chi ti ha teso una mano.
“Si può dire proprio così. Pochi mesi fa mi sono ripresentato in azienda per raccogliere i dati e le informazioni che ho utilizzato per elaborare la mia tesi di laurea. Ho incontrato, e vorrei ringraziare, molte persone che mi hanno dedicato il loro tempo per rispondere alle domande della tesi. A luglio ho esposto all’Università il mio lavoro, dedicato alla Pedrollo e ai suoi rapporti con il mondo arabo, un caso di internazionalizzazione di successo”.

La tua conoscenza del mercato deve essere piaciuta ai tuoi docenti...
“Beh, sì, la commissione ha mostrato di gradire la tesi. Durante la presentazione ho fatto un cenno al mondo arabo, poi ho raccontato ciò che ho visto nel grande complesso della Pedrollo, la sua organizzazione, la sua presenza globale e in particolare nel mondo arabo, i progetti per il futuro. Ho scelto di trattare il tema dell’internazionalizzazione perché credo che l’eccellenza del Made in Italy sia una ricchezza da proteggere e da trasmettere a tutto il mondo. E questo, lo confesso, è esattamente ciò che piacerebbe fare a me!”.


Stefano Tenedini

19/12/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


L’Università Carlo Cattaneo - LIUC è nata nel 1991 per iniziativa di 300 imprenditori della Provincia di Varese e dell’Alto Milanese, che hanno concorso alla realizzazione anche con significativi contributi economici. La forte concentrazione di imprese nell’area e la volontà di dare vita a un innovativo progetto formativo sono alla base di un’ università che coniughi le esigenze dell’economia con la cultura e il sapere accademico. Ciò consente l’aggiornamento costante dell’offerta formativa e aiuta le aziende a confrontarsi con l’innovazione, base della cultura d’impresa. La LIUC propone tre facoltà: Economia, Ingegneria gestionale e Giurisprudenza, oltre a master, dottorati di ricerca e scuole di specializzazione. Si estende sull’area del complesso industriale dell’ex Cotonificio Cantoni, un valido recupero architettonico opera di Aldo Rossi, affacciato sul fiume Olona.

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