Intervista Dino De Paoli

Un’imprenditoria che non si accontenta e si inventa nuove sfide per continuare a crescere

Passione, eccellenza e determinazione: i tre ingredienti che permettono di rivoluzionare anche i settori apparentemente più tradizionali e di tagliare nuovi traguardi nel mondo.

Alla ricerca di percorsi innovativi per curiosità e desiderio di mettersi in gioco, di diventare partner e non solo fornitori dei propri clienti. E meritarsi il riconoscimento del mercato in Paesi dove le difficoltà si superano soltanto con pazienza, rispetto, evoluzione e reattività.

Dove c’erano una volta le imprese di pulizie con stracci e spazzoloni oggi c’è un’impresa evoluta che risponde al nome di STEP, Servizi e tecnologie professionali. In mezzo oltre vent’anni di esperienza e l’istinto che spinge a mettersi continuamente in gioco.
“C’è la voglia di non fermarsi, di non limitarsi a fare bene il proprio lavoro ma pur sempre dentro un comparto tradizionale. Al contrario, il desiderio di scegliere percorsi innovativi e la curiosità di vedere che cosa ci proporrà il mercato. Anzi, di capire che cosa potremo noi proporre al mercato, perché ogni giorno propone una sfida da accettare”.

Proviamo a ripercorrere come in un film accelerato l’esordio e la crescita di Step.
“Siamo partiti nel 1990 con la tipica attività di pulizie e di lucidatura tradizionale per varie aziende, per poi utilizzare man mano si sviluppavano, anche le nuove tecnologie come la levigatura a diamante. Abbiamo sempre avuto alle nostre dipendenze personale di molte nazionalità, anche se la manodopera italiana garantisce più qualità, soprattutto in contesti così diversificati. Per diversi anni siamo cresciuti con passione, poi il salto di qualità”.

Insieme a passione, un’altra parola chiave della crescita imprenditoriale è eccellenza.
“Abbiamo iniziato a crescere nel giorno stesso in cui abbiamo aperto, portando al settore la massima innovazione e trasmettendo ai nostri clienti e dipendenti il piacere di un lavoro ben fatto, l’amore per i dettagli e la cura dei particolari. E adesso i nostri obiettivi si stanno spostando sempre più avanti: crescere insieme ai nostri clienti, prenderci cura delle loro strutture, curarne l’immagine perché trasmetta positività e successo”.

Quindi ritenete che un buon servizio vi renda più partner che fornitori dei clienti.
“Esattamente. Crediamo che accettare le sfide, credere nell’evoluzione del nostro settore, essere i primi ad applicare le nuove tecnologie ci permetta di creare un valore aggiunto ai nostri servizi e ci dia un vantaggio competitivo sul mercato. La nostra filosofia ci spinge a mirare all’ottimo in tutto ciò che facciamo, dalla gestione della società alla ricerca di una partnership a tutto tondo con i nostri clienti. In tutte le nostre attività infatti partiamo dal presupposto che la qualità totale non sia l’obiettivo, ma soltanto un buon inizio”.

La sua visione di impresa è quindi soprattutto quella di un costante rinnovamento.
“Vorrei che guardando a Step si pensasse che anche un business tradizionale può evolversi grazie all’impegno, alla concretezza e alla determinazione. Abbiamo scelto di operare con tecniche d’avanguardia anche in un settore in cui sembrava non dover cambiare mai nulla, e il tempo ci ha dato ragione facendoci crescere in tre aree là dove c’era un solo settore”.

Vuole riepilogarci le attività che stanno rivoluzionando il business di Step?
“Oggi siamo impegnati nella pulizia in ambienti industriali, uffici e studi professionali; nel turismo, che comprende i camping del Garda; e nella pulitura/levigatura di pavimentazioni in marmo, cementi e resine, il che implica anche ricerca sui materiali e i prodotti... Senza contare il servizio chiavi in mano negli hotel, che comprende la manutenzione. È grazie a questa espansione che la forza lavoro conta una decina di impiegati e oltre 150 addetti sette giorni su sette, con una capacità produttiva di centomila ore di lavoro l’anno”.

Un business che anche nel caso di Step è cresciuto con l’internazionalizzazione.
“All’estero abbiamo mosso i primi passi molto rapidamente: è stato a Zurigo, dove siamo stati chiamati a levigare e lucidare le pavimentazioni del Terminal B dell’aeroporto, che ci siamo resi conto di come fosse stimolante la competizione. Convocati il giovedì, eravamo al lavoro già il lunedì, sapendo che era un’opportunità da prendere al volo, buttandosi a testa bassa. Subito dopo abbiamo fatto l’esperienza di Dubai, dove abbiamo sviluppato contatti e sinergie e imparato a gestire anche clienti molto esigenti”.

Quindi il viaggio verso l’estero prosegue: e come immagina il futuro di Step?
“Stiamo esplorando il mondo, passando dal Brasile alla Russia e alla Polonia. Sì, l’Europa è ancora in crisi, ma noi italiani siamo considerati i migliori... Come ci vediamo domani? In un periodo di tre-cinque anni la nostra prospettiva è diventare la migliore azienda italiana del settore, strutturata in modo imprenditoriale dentro un comparto dalle caratteristiche ancora artigianali e di età medio-alta. Poi puntiamo a internazionalizzarci ulteriormente a partire dai mercati dove siamo presenti, sviluppando le nostre competenze commerciali e linguistiche. Senza fermarci, perché tutto ciò che facciamo è animato dalla passione”.

Quanto è complicato adattare la propria struttura a lavorare ovunque nel mondo?
“In parte si tratta di adattamenti pratici... basti pensare a quante diverse prese elettriche ci sono in giro! Scherzi a parte, fuori dall’Europa - dove bene o male siamo tutti parenti - conta molto l’aspetto relazionale: continuiamo a sentirci ospiti a casa dei clienti, con totale rispetto dei loro tempi. Molti ti misurano sulla pazienza, sull’adattamento, sulla reattività. L’avventura all’estero mi ha aperto la mente e mi soddisfa moltissimo. Non mi piaceva star fermo sui banchi né nel lavoro, e questo oggi mi torna utile nell’adattarmi a condizioni sociali e ambientali che cambiano da Paese a Paese e da un cliente all’altro”.

Lavorando all’estero quanto è importante sapersi circondare dei collaboratori “giusti”?
“La scelta delle persone da impiegare sul posto è fondamentale, perché noi non vendiamo container di prodotti ma know-how in una situazione molto dinamica. Si fa fatica a trovare i profili giusti, anche perché in Italia c’è ancora una mentalità abbastanza chiusa. Occorre sensibilizzare il personale, trasmettere la passione e l’interesse per una professione in forte sviluppo, per avvicinare i giovani al mestiere e creare profili più specializzati”.

C’è qualche progetto che sta bollendo nella pentola di Step in questo momento?
“Vorrei creare una società in Inghilterra e valorizzare Londra come snodo per i progetti di ingegneria e costruzioni nel mondo arabo, e ci sono buone prospettive in questo senso. È un momento molto bello e creativo per me, ma purtroppo non vedo bene l’Italia: noi non sappiamo sfruttare la storia, la nostra bellezza, il turismo... Per questo guardo all’estero: al Marocco, se supererà le sue carenze organizzative e informative, o all’Oman, a Muscat...”

Molte opportunità che richiederanno a Step qualche ulteriore evoluzione.
“Certamente, prima di tutto come ho detto sul piano del personale: sarà necessario avere a disposizione italiani residenti all’estero che conoscono lingue e costumi per preparare un po’ il mercato. E poi vorrei vendere la nostra storia, perché ora so quanto viene premiata la capacità di presentarsi e di operare come industria e non come un pur bravo artigiano. Vanno valorizzate la nostra competenza e la capacità di mettersi in gioco e fare rete”.

Il paragone tra l’impresa e l’artigianato torna spesso nelle sue riflessioni.
“Ho un grandissimo rispetto per gli artigiani, ma vorrei che il settore crescesse ancora di più. Ho conosciuto un artigiano del mio settore, che potrebbe essere un mio concorrente se non stesse in ginocchio a dare la resina. Gli sto proponendo di fare scuola di formazione per i giovani: diventare un maestro e alzare la testa, in tutti i sensi. Sa qual è il mio sogno? Lucidare le moschee e portare così il Made in Italy al successo in un ambiente difficile e affascinante. Perché il futuro è scritto nelle scelte che compi nel passato”.


Stefano Tenedini

20/06/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


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