Intervista Beatrice Dal Colle

Una filiera di sistema che non punta solo ad acquisire lavori, ma anche cultura aziendale

Dai Balcani al Nordafrica, la struttura che fa da “export manager” allˈedilizia scaligera sta seminando contatti e nuovi progetti. E funziona: in Italia cˈè già chi la sta copiando...

Il mondo invidia lˈarchitettura e lo stile italiano: non dobbiamo imparare a costruire, ma a fare impresa in modo evoluto, più moderno. Cambiare richiede umiltà e la consapevolezza che per lasciarsi la crisi alle spalle prima è necessario uscire dal guscio e rimettersi in gioco.

Verona World Made nasce per accompagnare allˈestero le imprese veronesi del settore delle costruzioni. Ma è unˈopportunità o un tentativo di fuga dalla crisi?
“La definirei una scelta obbligata che si sta dimostrando unˈoccasione. Alla base cˈè la crisi del mercato edile, che in Italia ha colpito indistintamente non solo le costruzioni ma anche lˈindotto. Per questo abbiamo cercato mercati esteri che potessero compensare il calo di fatturato, e i primi contatti ci hanno chiarito un aspetto fondamentale. Le nostre imprese sono troppo piccole per affrontare la competizione internazionale, e aggregarci in consorzi non avrebbe portato a nulla, neanche raggruppando tutte le aziende di costruzioni”.

Detto così sembra un vicolo cieco. Come ne siete usciti?
“La soluzione era mettere insieme non solo lˈedilizia ma tutto il comparto allargato, quel mosaico di elementi che ci permettono di finanziare un progetto, disegnarlo, costruirlo e arredarlo, rendere funzionale un edificio e alla fine collocarlo sul mercato. Per questo, con Ance Verona e Confindustria, ci sono ordini professionali, enti di formazione e promozione, la Fiera... Perché allˈestero esistono tre mercati nelle costruzioni, e dovevamo individuare quello adatto alle nostre imprese. Ci sono i lavori molto grossi, opere pubbliche, i porti, le infrastrutture, le metropolitane, le dighe... ma le società italiane che possono concorrere sono solo una quindicina, e nemmeno loro abbastanza grandi. Allˈestremo opposto i lavori piccoli, sotto i 10 milioni, e di solito se li aggiudicano le imprese locali”.

Per gli italiani in cerca di lavoro rimane solo il target intermedio, quindi...
“Sì, ma è una fetta consistente con lavori tra i 10 e i 30 milioni. Noi potevamo farci avanti con un consorzio di imprese non solo veronesi, dando un servizio al committente locale con figure professionali di cui di solito una sola azienda non dispone. Noi invece abbiamo professionisti con competenze specifiche, alta tecnologia e il brand delle aziende veronesi, come il distretto del marmo, tra i maggiori al mondo, o i mobili della Bassa Veronese, oltre a realtà industriali come la termomeccanica. E questo il mercato lˈha recepito subito”.

Un anno fa quindi la presentazione di Verona World Made, intorno a cui si è aggregata subito tutta la filiera del comparto. Qual è la carta vincente del progetto?
“Il fatto che diamo speranze alle aziende, lˈopportunità di compensare gli effetti della crisi e nuovi stimoli imprenditoriali, la partecipazione di professionisti con competenze diverse da quelle dellˈimprenditore, la possibilità di confrontarsi e di conoscere mercati nuovi. Una rete che invece di polemizzare dialoga anche con le banche, presenze fondamentali per la filiera delle costruzioni, soprattutto se si va allˈestero. Non chiediamo solo finanziamenti, ma anche consulenza sui metodi di pagamento o sul sistema del credito nei vari Paesi di interesse. E infatti oltre alla Banca Popolare che è il partner del territorio, dialoghiamo con le altre in base alla presenza estera: Intesa e Unicredit per lˈEst e i Balcani, BNL Paribas nel Nordafrica. Così aiutiamo le imprese fornendo il supporto giusto per ogni mercato”.

Verona World Made in pratica è lˈambasciatrice del mondo delle costruzioni scaligere.
“Questo è il primo compito, lˈaltro, non meno importante, è aiutare le imprese a educarsi e innovarsi per affrontare un mercato che finora ha poche aziende allˈopera. La forza dei nostri soci aiuta a mostrare Verona come realtà industriale del settore, e la presenza della Fiera ci permette di esplorare mercati nuovi e accompagnare le imprese nel mondo. Con la Fiera cˈè anche la sinergia nella creazione di eventi, che evita di creare doppioni e migliora lˈimpatto sui nuovi mercati target, comˈè stato per Médinit in Marocco, di cui ha acquisito il 51%. Verona World Made ha il compito di raccogliere e distribuire le informazioni”.

Siete soddisfatti di come stanno andando le cose dopo il primo anno di attività?
“Posso dire che lo sviluppo è soddisfacente. Nel primo periodo abbiamo potuto valutare alcuni mercati, e quello che ci ha dato subito un riscontro è stato la Serbia, soprattutto nel comune di Kragujevac, terza area produttiva del Paese, che ospita già la Fiat. Abbiamo testato il nostro modello qui, supportando le imprese per aprire sedi o stabilimenti, ed è in vigore un accordo di amicizia. Lˈidea è non solo di far lavorare le imprese, ma di insegnare loro come farlo. Ci metteremo alla prova con i primi lavori, dei progetti con i quali intendiamo farci conoscere e soprattutto posizionarci sul mercato”.

Lˈinternazionalizzazione richiede anche una nuova forma di cultura dˈimpresa?
“Senza dubbio. Verona World Made punta a modificare uno scenario statico: finora non cˈera lˈabitudine, per imprese e professionisti, di discutere grandi progetti allˈestero con i ministri... Cˈè aria nuova in un settore che stava perdendo stimoli e innovazione: una volta la professionalità e il know-how erano interni alle aziende, ma a partire dagli anni Novanta era lˈanima stessa delle imprese che si stava svuotando. Il nostro obiettivo è riaggregare in unˈunica filiera le competenze e lˈesperienza del settore delle costruzioni”.

Oltre alla Serbia quali sono gli altri Paesi di interesse per le imprese veronesi?
“Nei Balcani spiccano lˈAlbania e la Croazia, mentre in Nordafrica siamo attenti ad Algeria e Marocco, dove stiamo costruendo ottimi rapporti, anche se va considerata la mancanza di liquidità delle imprese. Ci stiamo dedicando a uno scenario di medio raggio perché Paesi lontani tipo il Brasile hanno problemi logistici ma anche di relazioni: costruire non è come vendere merci, occorrono relazioni privilegiate con le autorità, i permessi, la manodopera, lˈenergia… e poi ci servono sul posto dei professionisti che firmino i progetti”.

Insomma, state seminando contatti allˈestero per prepararvi al raccolto.
“Giusto paragone, perché gli imprenditori veronesi finora non avevano mai seminato... ma neanche fatto i contadini! Voglio dire che questa aggregazione è una novità assoluta in Italia e forse i primi raccolti non saranno copiosi: ma siamo certi che i frutti arriveranno. Abbiamo avuto interessanti riscontri e siamo considerati una buona strategia per le Pmi”.

Guardiamo lˈItalia dallˈestero: qualche consiglio alle imprese per superare la fase critica?
“Tutto il mondo invidia i modelli architettonici e lo stile italiano in edilizia: non dobbiamo imparare a costruire, ma a fare impresa. Anche Paesi come Francia o Germania possono insegnarci unˈimprenditoria evoluta, moderna, ma purtroppo noi siamo convinti di essere già bravi... Lˈorgoglio è meritato, ma è anche un ostacolo perché cambiare richiede umiltà e la consapevolezza che si debba uscire dal guscio per uscire dalla crisi, che in realtà è un cambiamento. Lˈestero non è il bengodi ma è lì che si valuta, si impara, ci si mette in gioco con un mercato già internazionalizzato nel quale purtroppo lˈedilizia non è mai andata, né per costruire né per conoscere. Verona World Made porta speranza a chi vuole rinnovarsi e imparare cose nuove allˈestero per metterle in pratica anche in Italia”.

Chiudiamo con un poˈ di gossip: ma davvero a Como vi stanno copiando il modello? Non erano i cinesi quelli che di solito “soffiavano” le idee alle imprese italiane?
“Beh, in effetti sì... I colleghi lombardi hanno da poco presentato Como World Made, che ha la nostra stessa struttura: vi sono rappresentati Ance, architetti, ingegneri e altri ordini professionali. Ma lˈimitazione non mi dispiace affatto: la nostra idea di internazionalizzare il mondo delle costruzioni viene presa a esempio proprio perché siamo sulla strada giusta!”


Stefano Tenedini

21/07/2014 • © RIPRODUZIONE RISERVATA


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