Di Martha Nussbaum

Non per profitto

Chi ha compiuto studi umanistici o artistici si sarà sicuramente sentito porre domande del tipo: “Ma a cosa ti serve? E dopo che lavoro trovi?”. Armati di tanta pazienza, avrete probabilmente risposto cercando di mettere in evidenza il valore della conoscenza in termini di forma mentis, e non solo di conoscenze pragmatiche.

Ebbene, non siete una piccola setta di sognatori a pensarla così: Martha Nussbaum, filosofa e accademica statunitense, ha scritto un breve saggio (dal titolo Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica) in cui, partendo dalla crisi della cultura umanistica, ne sostiene la necessità e l’utilità per una società matura e capace di affrontare le crisi.

L’elogio che fa la società contemporanea della cultura scientifica nasce ovviamente dal fatto che la ricerca e la tecnologia hanno rivoluzionato il modo in cui viviamo; la vita, nelle società occidentali, è diventata così complessa da sollecitare sempre di più le competenze non di intellettuali capaci di interpretare il mondo (filosofi, storici, letterati) ma di tecnici capaci di farlo funzionare (economisti, giuristi, medici).
Sedotti dall'imperativo della crescita economica e dalla logica del massimo profitto, sempre più stati stanno facendo tagli pesanti agli studi umanistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche, ritenute più idonee e facilmente spendibili nel mondo del lavoro.

Ciò nonostante, dice la Nussbaum, in realtà su un piano meno immediato è evidente che le materie umanistiche hanno un ruolo altrettanto importante, poiché permettono l'accesso a quella conoscenza che nutre la libertà di pensiero e di parola, l'autonomia del giudizio e la forza dell'immaginazione. Tutte condizioni fondamentali per un’umanità matura e responsabile.

In poche parole, l’innovazione, ancor prima delle competenze tecniche, ha come forza propulsiva delle intelligenze flessibili, aperte e creative. Ed è proprio questo tipo di intelligenza ad apportare valore anche alla cultura aziendale: le materie umanistiche stimolano al ragionamento, alla capacità di autocritica e al pensiero autonomo.

La Nussbaum ragiona anche sul legame fra umanesimo e democrazia, e sostiene la tesi secondo cui la cultura umanistica serve anche a formare il cittadino “ideale”, "non conformista", attivo e pronto al miglioramento culturale e non solo economico del paese.
Le caratteristiche fondamentali del buon cittadino democratico, spiega la Nussbaum, sono la capacità di pensare al bene comune e di riuscire a sviluppare l’empatia.

Infine, la letteratura e l’arte insegnano l’interpretazione delle emozioni: la completa immersione in un’opera porta alla sua analisi, contestualizzazione e infine alla sua interpretazione. Che è esattamente ciò che l'uomo deve fare anche con la propria vita da buon cittadino e nel rapporto con l’intera comunità: eseguire un’analisi e un’interpretazione.

a cura di Francesca Delli Carri

 

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