Ascoltare il cuore: un’espressione molto più che metaforica.

Uno studio dimostra che chi riesce a percepire i battiti cardiaci degli altri si dimostra più empatico.

"Ascolta il tuo cuore" è un consiglio che si sente dire nelle questioni sentimentali e di vita.
Un team di ricercatori inglesi, però, ha dimostrato che esiste un risvolto inaspettato in questa affermazione: la consapevolezza del battito cardiaco, nostro e degli altri, è indicatore di maggiore ascolto e sensibilità agli altri. Lo studio (link) è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cortex a maggio di quest’anno e ha già fatto il giro dei maggiori quotidiani e magazine del mondo.

Il primo step che questo studio sembra suggerire è quello dell’ascolto di noi stessi, per poi imparare a percepire e capire le emozioni di chi ci circonda, intensificando la nostra capacità di essere empatici.

Riuscire a percepire i segnali provenienti dal nostro corpo, come il proprio cuore battere nel petto, è un processo chiamato interocezione. Per indagare su questa capacità Geoff Bird, ricercatore all'Università di Oxford, e la sua squadra hanno chiesto a 72 volontari di contare i loro battiti cardiaci, ma senza usare le dita.
Ma com’è possibile riuscire a sentire il ritmo del cuore dentro la cassa toracica e contare le pulsazioni? L’interocezione prevede la possibilità di ascoltare non solo il ticchettio interiore, ma anche altre informazioni, come il respiro, o il senso di fame, o quello di sete, o un dolore. In altre parole, è un modo per comunicare con il corpo, utile anche per capire il proprio stato di salute. Il concetto alla base dello studio è che se non riusciamo a distinguere correttamente i nostri stati d’animo, di certo avremo maggiori difficoltà a farlo con le persone con cui ci interfacciamo quotidianamente.

Tornando all’esperimento, i partecipanti, dopo aver provato a contare i propri battiti, hanno visto dei video di alcune interazioni sociali, e gli sono state poi poste alcune domande per testare la loro capacità di dedurre gli stati mentali dei personaggi.
Ad esempio: una clip mostrava Tom, un uomo palesemente interessato ad un donna di nome Gemma, che però era attratta da Barry, una terza persona più timida. A questo punto, i partecipanti dovevano definire gli stati d’animo dei personaggi. Sempre a titolo di esempio, una domanda relativa alla scena appena descritta chiedeva se Gemma per caso fosse irritata dalla situazione creatasi.

Ebbene, i risultati del test hanno evidenziato una spiccata attitudine a immedesimarsi negli altri in coloro che erano stati più bravi nella prima parte dell’esperimento, quando era stato chiesto di contare i battiti cardiaci.

La ricerca non si estingue qui: uno degli obiettivi a cui punta è utilizzare i risultati per aiutare chi soffre di autismo o schizofrenia. Per esempio, delle luci normali possono essere percepite in maniera errata ed essere considerate tanto intense da sconvolgere; la stessa cosa può succedere con dei suoni che vengono interpretati come assordanti. Queste sensazioni sarebbero collegate proprio all’interocezione, con un aumento del ritmo cardiaco e del livello di eccitazione.

A prescindere dalle applicazioni del lavoro di Geoff Bird, “ascoltare il cuore” ora non è più solo un modo di dire, ma è diventato un vero e proprio consiglio scientifico da seguire letteralmente: impariamo a comprendere noi stessi prima di provare a fare altrettanto con chi ci circonda.

Francesca Delli Carri

02/08/2017 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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