La comfort zone: affrontare il disagio per sentirsi meglio.

Avete mai sentito parlare di “comfort zone” ? Secondo la definizione di Alasdair A. K. White, autore di La Teoria della comfort zone, è “la condizione mentale in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio.”

Tutti prima o poi nella vita ci siamo ritrovati in un simile stato di “pace”. Questa assenza di ansia e la sensazione di avere il controllo delle cose il più delle volte sono garantite dalla ripetizione di gesti e azioni che conosciamo bene e da una vita dai ritmi consolidati. Questo può includere l’avere un lavoro fisso, un compagno fisso/a, un luogo fisso in cui vivere.
A volte, però, se ci ascoltiamo profondamente, possono emergere aspetti del quotidiano che ci risultano stretti.

A pensarci bene, la vera crescita e il miglioramento personale si ottengono spesso quando si sperimenta una cosa mai fatta prima o, viceversa, quando si vive una condizione già nota con un approccio differente. Detto in altre parole, cresciamo e miglioriamo se ci assumiamo nuovi rischi in termini di atteggiamento e modi di pensare, uscendo dalla cosiddetta “area di comfort”.

Quante volte avrete sentito la famosa frase: La vita comincia dove finisce la tua zona di comfort?

Il trucco è affrontare un disagio per poi godere di un cambiamento positivo.
Se invece stiamo sempre lì nel nostro, a fare le cose che ci riescono meglio, magari ci sentiamo sempre rilassati e a nostro agio, ma poi il rischio è di non fare passi avanti.

E qualcuno potrebbe dire: ma se sto bene come sto, perché dovrei cambiare qualcosa? Vero.
Ma il problema è che mantenersi sempre entro i confini della nostra zona di comfort non è molto salutare se cominciamo a ragionare in termini di prestazioni, produttività e obiettivi da raggiungere, non solo nel lavoro. Finché restiamo lì le nostre prestazioni sono piatte: non c'è curva di apprendimento, né miglioramento.

Affrontare un cambiamento significa anche affrontare una certa dose di stress. Vi stupirà sentire che lo stress, in giusta e sana misura, è fisiologico: è la risposta del nostro organismo quando si sente messo sotto pressione da qualcosa, e si attiva ogni volta che abbiamo la sensazione di dover fare appello a tutte le nostre facoltà fisiche e mentali per cavarcela in una situazione. Ecco perché, in questo caso, lo stress è positivo e funzionale a rendere ottimali le nostre prestazioni. È la situazione in cui si trova ad esempio lo studente preparato prima di un esame: lucido, concentrato, teso verso l'obiettivo.
Ovviamente, non bisogna esagerare o si rischia di finire nella “panic zone”, dove lo stress da funzionale diventa deleterio.

Pertanto cadrete e vi rialzerete, ma sappiate che la vita procede sempre per nuove esperienze e apprendimenti!

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 Tiziana Recchia

28/03/2018 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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