L’emotività non è per tutti.

Un articolo inglese esplora un nuovo tipo di personalità: quella del non-emotivo. 

L’emotività: un tema associata sempre, chissà perché, alle donne. Da secoli la figura femminile viene descritta infatti come più empatica, sensibile e altruista rispetto al prototipo maschile.

Al di là delle differenze di genere, secondo un articolo del Financial Times (link), sembrano esserci ancora aspetti inesplorati nel discorso sull’emotività, primo fra tutti la classica suddivisione fra chi vive liberamente le proprie emozione e chi le soffoca. Come mai nessuno ha mai preso in considerazione una terza categoria? E esistessero dei “non-emotivi”, cioè delle persone che non hanno molte emozioni da gestire, semplicemente perché non le provano?

Abbiamo senz’altro conosciuto donne e uomini che appaiono “freddi”, che non si lasciano trasportare dall’emotività e che vivono con moderazione ogni evento della loro vita: l’opinione comune è stiano vivendo un disagio che li porta a nascondere in realtà un uragano di emozioni. Non potrebbe essere invece, che al posto di nascondere chissà quale meccanismo psicologico questo comportamento sia soltanto l’espressione di una semplice (quasi) assenza di emozioni?

L’articolo del Financial Times (di Janan Ganesh), suggerisce che il riconoscimento di questa categoria potrebbe rappresentare una nuova sfida culturale; va bene incoraggiare le persone a non trattenere le proprie emozioni e imparare a riconoscerle, ma bisogna prestare attenzione a non rischiare di bollare l’emotività come normalità e l’assenza di emozioni come patologia, facendo magari sentire sbagliate le persone che non si sentono troppo coinvolte nelle situazioni che vivono.

Spiega l’autore: «Pensandoci, ho spesso combattuto contro la freddezza di alcuni soggetti, con la stessa determinazione di quando ti accanisci per scoprire un mistero o risolvere un problema, come se ci fosse qualcosa da indagare all’origine di quell’apparente distacco emotivo».

L’autore si è poi reso conto del fatto che questa determinazione a scoprire “cosa ci fosse sotto” era in realtà frutto della propria emotività e del proprio modo di pensare, non per forza condivisi anche dall’altra persona. Questo principio è quello secondo cui tendiamo a comportarci con gli altri come faremmo con noi stessi, dimenticandoci che invece è cosa buona e giusta avere personalità ed emotività diverse.

Capire questo semplice concetto permette di mettersi in una posizione di ascolto e arrivare alla conclusione che alcune persone non hanno una serie di retro-pensieri o flussi emotivi bloccati, ma sono semplicemente così.

Nonostante questa ipotesi del Financial Times, resta il fatto che l’assenza di emozioni è inquietante per la maggior parte di noi: quando sentiamo mancare un sentimento comune, l’empatia, ci sentiamo in difficoltà ad entrare in sintonia con qualcuno che non risulta essere accessibile come gli altri.
Quel che posso dire tirando le fila di questo articolo è che, indipendente dal sesso o da altre variabili, esistono tanti tipi di emotività (e non emotività) che meritano di essere scoperti.

Monica Bertini

03/08/2017 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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