Il labirinto di relazioni sul luogo di lavoro. Come uscirne motivati e realizzati.

I rapporti armoniosi con i colleghi e con il capo assicurano il benessere e il successo personale e dell’azienda. Ma è necessario adottare il "codice" richiesto dal proprio ruolo, conciliandolo con il nostro carattere. 

Nel sapersi relazionare ritroviamo spesso una chiave per il successo lavorativo, oltre che per il benessere personale.  Da un’indagine realizzata dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), sei persone su dieci ritengono che lo stress lavoro-correlato sia provocato da relazioni conflittuali in ufficio o in fabbrica. Alla base ci possono essere diverse cause: comunicazione inefficace e richieste contrastanti, mancanza di sostegno da parte dei colleghi o dei superiori, gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi.

Se lavorare oggi è difficile, lavorare bene è un’alchimia, lavorare bene stando bene è un sogno.

Eppure è possibile, sapendo gestire le relazioni, adottando il “codice” richiesto dal proprio ruolo, e conciliando questo ruolo con il nostro carattere. Spesso infatti nella mansione che svolgiamo portiamo la nostra personalità, e capita che gli atteggiamenti relazionali che ci vengono richiesti non siano supportati dal nostro modo di essere, che va quindi modulato per evitare tensioni e frustrazioni, disagio e stress.

«Coloro che si dimostrano capaci di creare e preservare rapporti positivi, godono di solito di carriere di maggior successo e di vite personali più appaganti», spiegano Elwood N. Chapman, Barb Wingfield nel loro saggio Le strategie vincenti nelle relazioni umane.

I due ricercatori danno suggerimenti utili per una comunicazione di successo, insegnano strategie per migliorare le relazioni con colleghi e superiori e consigli su come evitare comportamenti autolesionistici, senza dimenticare le indicazioni su come ricostruire rapporti compromessi. E snocciolano una serie di suggerimenti:


- guardare ai rapporti, non alle caratteristiche personali;

- applicare la teoria della reciproca gratificazione;

- farsi passare le piccole irritazioni;

- riconoscere i segnali di allarme;

- scegliere con attenzione i consiglieri;

- sapere quando scendere a compromessi;

- proteggere il proprio atteggiamento.

Se le relazioni sul lavoro sono il risultato di un gioco di squadra, il capo ricopre tuttavia un ruolo fondamentale. «È lui a stabilire come ciascuno passa le sue giornate, se è felice o disperato, se combina qualcosa oppure niente, se è sano o malato”, scrive Robert I. Sutton, docente di Ingegneria gestionale alla Stanford University e autore di Testa di capo – Come essere i migliori imparando dai peggiori.

Sutton prende in considerazione i capi di ogni ordine e grado, con un’annotazione: «I capi fanno la differenza soprattutto quando esercitano un’influenza personale e diretta sui dipendenti, per esempio nei team di lavoro delle piccole aziende».

Un capo, se non vuole essere considerato una “testa di…capo”, deve saper fare autocritica, non dimenticarsi che costituisce un esempio per i suoi sottoposti, chiedere scusa se necessario, conoscere il proprio tallone d’Achille, saper ascoltare e perdonare, dare l’impressione di avere sempre la situazione sotto controllo, prendersi la colpa e fare ciò che è giusto, non ciò che fanno tutti gli altri. 

Spetta al capo creare un’atmosfera armonica tra i collaboratori. Le strategie sono diverse e negli ultimi anni hanno raccolto favori in molte ricerche le attività di team building, che riescono a creare un ambiente di lavoro più coeso, stabilendo relazioni di fiducia più profonde tra i dipendenti. Non solo: con le giuste attività, i dipendenti imparano a lavorare insieme in maniera più efficace ed efficiente, aumentano le loro motivazioni, guadagnano la fiducia del manager. Dai corsi legati all’attività aziendale a quelli che con il lavoro non c’entrano nulla, come il golf o il tennis, fino al volontariato: queste attività incoraggiano anche la creatività, con i dipendenti che si sentono di poter usare più liberamente la propria immaginazione. Aiutano anche nel problem-solving, dato che tipicamente in questi casi si espone al team un possibile problema che deve risolvere in gruppo. Inoltre sono attività che mettono tutti alla pari, facendo condividere un’esperienza divertente e stimolante.

 

25/07/2017 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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