La chiave della soddisfazione lavorativa? Il lifestyle.

Non è il titolo, il prestigio o il salario a renderci veramente felici a lavoro.

Matt Anchin di Monster ha condiviso qualche mese fa alcune sorprendenti scoperte di uno studio condotto sui social media riguardante il job sentiment. Si tratta della prima ricerca che misura la soddisfazione lavorativa e che utilizza come strumento di misura i social media, Twitter in particolare; nel complesso, sono stati analizzati più di 2 milioni di tweet allo scopo di comprendere chi parlasse su Twitter del proprio lavoro, cosa dicevano, quando scrivevano, e se vivevano la propria posizione in modo positivo o negativo.

La ricerca è stata condotta solo negli Stati Uniti, ma può in ogni caso fornire utili spunti di riflessione. Matt Anchin individua tre risultati particolarmente interessanti:

1.
Contrariamente a quanto si può pensare, gli stati con il valore più alto di “amore” verso il lavoro sono quelli più piccoli e con una bassa densità di popolazione. Quindi niente New York o Washington, i centri dell’economia statunitense. Questo dato è spiegabile se ci si focalizza sul fatto che stanno cambiando nelle persone, soprattutto nei Millennials, le priorità nel lavoro e nello stile di vita. I Millennials attribuiscono sempre più importanza a ottenere un buon rapporto fra vita e lavoro, ad avere benefits, e a dedicare del tempo ai propri hobby.
Difficilmente queste necessità sono conciliabili con i ritmi delle multinazionali delle grosse città statunitensi.

2.
Le tipologie di impiego che hanno registrato un valore maggiore di soddisfazione lavorativa sono lo sviluppatore di software, il saldatore, il carpentiere e l’assistente tecnico. D’altra parte i lavori più “odiati” sono quelli in pubblicità, sviluppo business e settore farmaceutico. Questo trend è la diretta conseguenza del primo punto e sembra mostrare che la preferenza delle persone si sta spostando verso lavori forse meno retribuiti ma più “rilassanti” e meno manageriali.

3.
L’analisi ha inoltre permesso di identificare le parole più utilizzate legate al lavoro, e tra queste spicca “People”, le persone. La spiegazione che dà Matt Anchin è che i Millennials (il 45% di chi twitta e la forza lavoro principale) danno più importanza a fattori non venali: la soddisfazione lavorativa non ha solo a che fare con la paga, gli extra benefit e il prestigio, ma anzi e soprattutto con le persone con cui ti confronti ogni giorno e con cui condividi gran parte dei tuoi spazi e del tempo lavorativo. Le persone sono quindi il fattore che ha più impatto in assoluto sulla serenità e sulla qualità della vita.

Questi risultati hanno una valenza sia per i lavoratori che per le imprese. Per quest’ultime viene enfatizzata l’importanza dell’ascolto dei propri dipendenti e la necessità di comunicare costantemente i propri valori come brand, attività che permette fra le altre cose di trovare dei talenti che si inseriscano naturalmente nella cultura aziendale.

Dal punto di vista di chi lavora o sta cercando un’occupazione, invece, la ricerca dà uno spunto per riflettere sulle proprie priorità e per indirizzare la propria carriera verso un percorso che ci renda davvero sereni. Quanti di voi hanno utilizzato l’hashtag #joblove? ☺

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Fonte: link.

 Tiziana Recchia

04/07/2017 • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Etichettato sotto life coaching lavoro felicità

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